Quando un paziente arriva in studio con un problema — un dente rotto, una protesi da rifare, un dolore — l'istinto di tutti è guardare... il dente. Nel nostro metodo è esattamente l'ultima cosa che guardiamo. Perché la funzione comanda sempre: i denti sono l'ingranaggio finale di un sistema che parte dalle articolazioni temporo-mandibolari e passa per il piano occlusale. Studiare un caso partendo dal dente è come diagnosticare il rumore di un'auto guardando solo il pneumatico.
Primo: le articolazioni
L'obiettivo terapeutico di qualunque riabilitazione è un'articolazione temporo-mandibolare sana, funzionante in armonia con il piano occlusale, con muscoli rilassati che lavorano in maniera simmetrica. La prima condizione, nota fin dagli studi geometrici di Bonwill (1899), è che le arcate siano centrate rispetto alle articolazioni, per consentire movimenti simmetrici e coordinati. Se questa condizione manca, ogni lavoro sui denti costruisce su fondamenta storte.
Secondo: il piano occlusale
Il piano occlusale è la superficie ideale su cui i denti delle due arcate combaciano, descritta da curve precise — la curva di Spee e la curva di Wilson — che permettono al muscolo massetere di lavorare con carichi favorevoli e alla mandibola di scivolare senza interferenze. Nell'analisi digitale cerchiamo le asimmetrie: un'asimmetria verticale tra destra e sinistra, un'anatomia invertita delle creste incisali, un dente estruso che rompe la curva. Ogni deviazione è un carico anomalo che le articolazioni e i muscoli dovranno compensare, giorno e notte.
Terzo (e ultimo): i denti
Solo quando articolazioni e piano occlusale sono stati analizzati ha senso guardare i singoli denti: le otturazioni che alterano i contatti, le corone usurate, i margini delle vecchie protesi, lo stato delle radici documentato dalle radiografie. A questo punto ogni riscontro sul dente ha un contesto: non è più "un dente rovinato da sistemare", ma un tassello di un progetto complessivo che sappiamo dove deve arrivare.
Perché tutto questo prima di toccare un dente?
Perché lo studio del caso è la polizza di assicurazione del paziente. Ogni ora spesa nell'analisi evita interventi sbagliati, rifacimenti e — soprattutto — terapie che curano il sintomo lasciando intatta la causa. Al termine dello studio il paziente riceve una spiegazione completa della situazione, con le immagini del proprio caso e le opzioni terapeutiche in ordine di priorità funzionale: sarà lui, correttamente informato, a decidere.
Bibliografia essenziale
- Bonwill WG. "The scientific articulation of the human teeth as founded on geometrical, mathematical and mechanical laws." Prosthodontia, 1899.
- Spee FG. "The gliding path of the mandible along the skull." Arch Anat Physiol, 1880.
- Wilson GH. A manual of dental prosthetics. Lea & Febinger, 1911.
- Zaccaria M. "Verifica clinica dell'affidabilità dell'arco facciale digitale (AFD) nel flusso di lavoro full digital." Parti 1-2 — Pubblicazioni.